lunedì, gennaio 31, 2011

Votiamo, almeno qui che si può

Uno dei miei siti preferiti ha indetto un concorso per eleggere il "best home cooking blog" del 2011. Tra le nomination (che sono state decise dai lettori del sito nelle scorse settimane) c'è anche un sito che mi sta molto a cuore, visto che, dopo averli frequentati da lettrice per quasi un anno, ho da poco cominciato a testare ricette per loro.

Il sito è Leite's Culinaria, che in effetti è tutto tranne che un "home cooking blog": potete abbonarvi alla newsletter che vi informerà con discrezione dei post pubblicati giorno per giorno. Le ricette sono per la maggior parte molto interessanti, alcune sono diventate subito degli instant classics della mia cucina (e sono saporiti anche gli articoli che spesso le accompagnano); e poi c'è una buona dose di spirito, grazie soprattutto al padrone di casa, David Leite, e alla sua fantastica collaboratrice Renee Schettler Rossi. Insomma, non solo ve lo consiglio: vi invito a votarlo qua, c'è tempo fino a giovedì.

domenica, gennaio 30, 2011

Una questione da porci


Ecco, purtroppo in questi giorni non riesco proprio a cucinare, e al pensiero di fotografare un wurstel e metterlo qui (come suggeriscono le due  promotrici) proprio mi si stringeva il cuore. E però, come non sostenere un'iniziativa così sacrosanta? Quindi, ecco il mio piccolissimo contributo a far girare la voce: entro il 6 febbraio pubblicate sul vostro blog una ricetta a base di maiale (quello buono però ;) più questo bel bannerino, o anche solo il banner se, come per me, è un momento in cui dalla cucina ci passate solo per farvi un caffelatte, e andate a dare la vostra adesione qui o qui (dove troverete anche molte altre informazioni).

E' proprio una questione da porci, no?
E allora... poniamocela ;)

lunedì, gennaio 10, 2011

Saag paneer

(o come, puntando subito al sodo della ricetta, cercare di ignorare un silenzio di otto mesi ^^)

Ho una casa nuova. E naturalmente una nuova cucina (in cui, graziaddio, sono riuscita a infilare il 98% dei mobili che già avevo). Il trasferimento è stata una decisione parecchio improvvisa, diventata realtà in tempi brevissimi (per dire, tra la firma del contratto d’affitto e il trasloco è passato poco più di un mese), per cui in un momento mi sono ritrovata sotto un altro tetto, senza aver nemmeno avuto il tempo di abituarmi all’idea.
La mia cucina è ancora da finire, per una serie di motivi che vi risparmierò; ma non per questo io ho smesso di cucinare, se escludiamo la prima settimana dopo il trasloco in cui avevo giusto un rubinetto (però in bagno) e un microonde. Ho cucinato e sto cucinando parecchio, e con grande soddisfazione: devo stare piuttosto simpatica a questa cucinetta, visto che di tutte le ricette – vecchie, ma soprattutto nuove – che ho preparato, nessuna è venuta poco meno che bene.

Il saag paneer che mi sono cucinata l'altra sera non fa eccezione.

La ricetta viene da qui. Non ho resistito e ho fatto un bel po’ di cambiamenti, anche perché quella sera avevo particolarmente fame e poche cose sono perentorie come uno stomaco vuoto.
Innanzitutto, invece degli spinaci ho usato un misto di verdure surgelato della Findus, buonissimo: il “tris di foglie” spinaci verza e scarola, nella speranza di tamponare un po’ gli orrori alimentari commessi durante le feste. Le istruzioni sulla busta dicono di versarlo in padella ancora surgelato, e far cuocere per una dozzina di minuti. Peccato che così le verdure restino tristemente acquose. La prossima volta, invece, le farò scongelare e, prima di metterle in padella, cercherò di strizzarle il più possibile. Ché la salsetta di questo piatto è così buona, annacquarla è proprio un peccato.
In ogni caso, acquoso o no, il misto verde ha trasportato il piatto decisamente su un altro livello; non so quanto indiane siano verza e scarola, ma il gusto era spaziale.

Altri cambiamenti: invece del paneer ho usato dell’onestissimo primo sale (o almeno quello che a Torino chiamiamo così; qui c’è un esempio); invece del fantomatico buttermilk, che mi sono stancata di andare a stanare in scomodissimi negozi bio, il laben chaouia, latte fresco fermentato di tradizione araba che, ci crederete o meno, trovo facilmente anche nel supermercatino sottocasa; invece del mix di spezie suggerito, il garam masala fatto in casa come dice lei.
Il piatto ha un equilibrio fantastico tra la punta d'agro del latte fermentato e il profumo caldo delle spezie; il gusto morbido del formaggio tiene tutto insieme. Se poi ci mettete pure gli anacardi o i pinoli, che la ricetta originale non prevede, diventa interessante anche la consistenza – e sì, lo sapete che sono fissata :)

Insomma, ecco la ricetta con le mie variazioni.

500 g circa di spinaci (o misto surgelato Findus spinaci-verza-scarola)
250 g di formaggio fresco tipo primo sale
2 cucchiai olio evo
1 cipolla piccola sminuzzata
1 spicchio d’aglio sminuzzato (io non l’ho messo)
1 cucchiaino di zenzero fresco tritato (o in polvere, in quantità a piacere)
2 cucchiaini di mix di spezie (vedi sopra)
La punta di un cucchiaino di curcuma (io me la sono dimenticata O_o)
Sale
400 ml di latte fermentato
100 ml di panna fresca
Macinatina di noce moscata
Pizzicone di senape in polvere
Sale e peperoncino a piacere
(Anacardi non salati o pinoli)


Fate cuocere a vapore gli spinaci o scongelate le verdure; strizzate bene e mettete da parte.
Tagliate il formaggio a cubetti di 1,5 cm (circa :) e fatelo dorare nell’olio a fuoco medio; scolate e mettete da parte. Nello stesso olio rosolate la cipolla (e l’aglio, se lo usate) per 5 min ca, in modo che si ammorbidisca senza scurire. Aggiungete quindi il mix di spezie, lo zenzero, la curcuma, la senape, il peperoncino e un pizzico di sale; lasciate cuocere a fuoco basso per un paio di minuti, rimestando spesso per sprigionare gli aromi. Quando tutto sarà ben profumato e fragrante, alzate il fuoco e unite le verdure, rimestando con cura per distribuire bene i sapori. Dopo 5 minuti a fuoco medio versate il latte fermentato e la panna e fate sobbollire per altri 3-5 minuti, finché il liquido non si sarà addensato. Aggiustate di sale e grattugiate la noce moscata. Rimettete in padella il formaggio e lasciatelo intiepidire.

(questo è il momento di aggiungere gli anacardi o i pinoli, che avrete fatto prima tostare leggermente – in una padella antiaderente senza olio, col coperchio. Ma il piatto è buonissimo anche senza.)

Ah, e buon anno a tutti. Si può ancora dire, vero?

mercoledì, aprile 28, 2010

L'uovo di Colombo, ovvero La Carbonara Che Riesce Sempre.

Stamattina sono andata dal parrucchiere.

(eh.)

Il restauro è durato quasi tre ore, ahimè. Ne sono uscita con una testa finalmente in ordine, cinque centimetri di capelli in meno, e lo spunto per una ricetta da provare stasera.
(già, perché quel sant’uomo del mio parrucchiere ha sempre una rivista di cucina da passarmi, prima che la testa carica di tintura mi crolli rovinosamente sul petto).

Secondo la rivista, non era altro che una semplice ricetta per un primo di stagione (che infatti comprendeva anche asparagi ed erbette aromatiche fresche). È bastato poco per rendermi conto che invece avevo per le mani uno stratagemma di quelli che possono cambiare la vita (un po’ come questo, che per combinazione riguarda pure lui le uova).

Se a voi la carbonara riesce sempre alla perfezione, con la salsetta densa al punto giusto ad abbracciare la pasta senza fare tristi pozzette nel piatto, e mai e poi mai vi verrebbe la tentazione di ributtare tutto in padella, salvo ritrovarvi con un mucchietto di uova e pancetta degne delle più indigeribili colazioni inglesi – ecco, se voi fate parte di questo eletto gruppo di semidei, vi saluto e vi do appuntamento al prossimo post.

Perché, a me, la carbonara non viene quasi mai. E quando lo fa, lo fa assolutamente a caso, in modo che io non possa imparare e ripetere il miracolo ogni volta che voglio.
Fino a stamattina.

L’uovo di Colombo, ovvero La Carbonara Che Riesce Sempre.
A persona:

1 tuorlo d’uovo freschissimo
3-4 cucchiai di acqua fredda
un pizzico di sale e di pepe
Parmigiano o pecorino grattugiato a piacere
Una ciotola di metallo, un pentolino o una bastardella

A bagnomaria (l’ideale è sfruttare l’acqua in cui sta cuocendo la pasta, appoggiando la bastardella sulla pentola senza che il fondo si bagni), sbattete gli ingredienti con un frustino: attenzione, perché se le uova sono poche montano in un attimo.
Quando il composto si sarà trasformato in una crema omogenea, senza residui liquidi, togliete la bastardella dalla pentola; dovrete ottenere una salsa della densità di uno zabaione dolce, quindi se fosse troppo spessa aggiungete un altro po’ d’acqua, sbattendo a bagnomaria per qualche secondo in più.
Tenete da parte coperto, in modo che non si raffreddi.
Una volta cotta la pasta, fatela saltare nella padella in cui avrete soffritto la pancetta, quindi versate il tutto nella ciotola dove sta aspettando il composto di uova. Mescolate con cura, allungando eventualmente con un pochino di acqua della pasta, e rifinite con parmigiano o pecorino grattugiato a piacere.

In pratica, l’uovo sbattuto a crudo è sostituito da uno zabaione salato (senza vino, però). Una cosa che avevo sempre considerato con rispettoso timore, nonostante quello tradizionale, dolce, sia tra le poche ricette che potrei preparare a occhi chiusi, con la sola forza del pensiero :)

Il piatto che ho cucinato stasera era in realtà una specie di carbonara primaverile, con zucchine e cipollotti al posto della pancetta, ma il trucco è naturalmente sempre valido. E perfetto, secondo me, anche per arricchire la famosa pasta con gli asparagi (riducendo un po' il burro soffritto con la salvia) e renderla ancora più di stagione.

giovedì, aprile 15, 2010

Torta a Porta

Che ci ho pensato un bel po', a come intitolare questo post. Dovrebbe anche essere il mio mestiere, scrivere titoli che vi rendano ansiosi di leggere il resto, come se non poteste pù vivere senza leggerlo subito, tutto, colti da un'urgenza indifferibile - più o meno. Ma qui si applica il famoso adagio per cui i figli del ciabattino hanno sempre le scarpe rotte, e mi ritrovo a non saper mettere a frutto le cose che ho imparato quando la beneficiaria sono io in prima persona.

Vabè.

Comunque, volevo dirvi che da qualche giorno esiste una cosa chiamata Torta a Porta. Domenica scorsa ho aperto un apposito profilo su Facebook (da cui risulto far Torta di nome e A Porta di cognome, caruccio) e l'interesse smosso è stato tanto, e sorprendente assai (grazie). Torta a Porta è, lo dice la parola stessa, un servizio che vi prepara torte dolci e salate e ve le porta a casa, se abitate a Torino. E' anche una cosa chiamata microcatering (micro e non mini, e voi sapete che di cose piccole io me ne intendo), che significa che posso preparare buffet e sorprese alimentari per una ventina di persone al massimo. Tutto questo perché sono da sola, Torta a Porta c'est moi e voglio che rimanga a misura mia, una cosa divertente innanzitutto e soprattutto per me.
Il blog esiste anche, ma per il momento è poco più di una pagina vuota; soprattutto perché la prima uscita pubblica di TaP è prevista per domani sera, e devo concentrarmi su quello (e sulla produzione casalinga di un po' di biglietti da visita, visto che mi sono svegliata troppo tardi per le moo - che ci saranno la prossima volta, promesso).

Insomma, TaP è una versione un po' più pubblica di quello che mi è sempre piaciuto fare per gli amici. E proprio dagli amici comincio, anzi, proseguo: domani, venerdì 16 aprile, porto le torte alla libreria del caro Beppe Marchetti, per uno spuntino alla fine di un reading di poesia bello e intenso, per la presentazione del nuovo libro di Carlo Molinaro. Il vino lo mette Beppe, lo dico subito per rassicurarvi.
Le torte non so quanto poetiche potranno essere, ma di sicuro saranno molto di stagione. Salate e anche dolci, come la vita :)
(ussignur, che i poeti mi perdonino)

Nota: per gli aggiornamenti sulle prossime uscite di TaP, troverete tutto sul blog. Qui vorrei continuare a parlare essenzialmente di ricette - magari una volta all'anno, ma senza fare troppa confusione ;)